Tra Nova Gorica e Gorizia i cittadini progettano il futuro senza confini

Dalla Capitale europea della Cultura alla comunità transfrontaliera, Gorizia, Nova Gorica e Šempeter-Vrtojba affidano ai cittadini la costruzione della legacy di GO! 2025.

Nova Gorica, 23 luglio 2026. All’apertura pubblica dei lavori sono intervenuti i sindaci di Nova Gorica e Gorizia Samo Turel e Rodolfo Ziberna, a testimonianza dell’importanza istituzionale dell’iniziativa. Con loro la direttrice del GECT GO Romina Kocina e la direttrice di GO! 2025 Mija Lorbek.

L’incontro è stato condotto da Daniele Del Bianco, direttore dell’Istituto di Sociologia Internazionale di Gorizia – ISIG, che insieme al gruppo di facilitazione ha accompagnato i partecipanti nel percorso di confronto, mappatura delle esperienze e individuazione delle priorità.

Nella Sala consiliare del Comune di Nova Gorica, i colori dei post-it si sovrappongono alle parole italiane e slovene. Le cuffie per la traduzione permettono a ciascuno di esprimersi nella propria lingua, mentre sui grandi tavoli vengono ordinate idee, valutazioni, punti di forza e criticità. Tutte le persone presenti sono state chiamate ad ascoltare, intervenire e contribuire. Era presente anche Europa Adriatica Nordest.

Comincia così il primo incontro dell’Assemblea dei cittadini GO! 2025, promossa dal GECT GO in collaborazione con l’Istituto di Sociologia Internazionale di Gorizia – ISIG. Un percorso partecipativo nato per comprendere gli effetti sociali e culturali di Nova Gorica-Gorizia Capitale europea della Cultura e, soprattutto, per contribuire a progettare il futuro del territorio dopo la conclusione del grande programma europeo.

L’Assemblea è uno spazio strutturato di ascolto e confronto, composto da cittadine e cittadini selezionati per rappresentare in modo equilibrato la pluralità della comunità transfrontaliera. Al primo appuntamento sono i 69 partecipanti individuati dai Comuni di Gorizia, Nova Gorica, Šempeter-Vrtojba e selezionati attraverso una open call, applicando criteri relativi a territorio, età, genere, titolo di studio e ambito di esperienza.

L’obiettivo consiste nell’arrivare, attraverso tre incontri, alla formulazione di raccomandazioni motivate e condivise. Il lavoro avviato il 23 luglio proseguirà il 10 settembre con l’approfondimento dei dati e dei contributi degli esperti e si concluderà il 21 settembre con la costruzione delle proposte finali. I risultati confluiranno nel più ampio processo di valutazione di GO! 2025 e contribuiranno alla relazione destinata alla Commissione europea.

I partecipanti sono stati suddivisi in quattro gruppi di lavoro: cultura e creatività, società civile e comunità, economia e turismo, cooperazione transfrontaliera.

temi dei 4 gruppi di lavoro

Ogni gruppo ha lavorato nel proprio ambito attraverso cinque dimensioni comuni: decisioni e coordinamento, partecipazione e accesso, relazioni e collaborazioni, competenze e capacità, spazi, servizi e risorse.

partecipanti dei 4 gruppi di lavoro

Il metodo di lavoro ha imposto alcune regole semplici ma sostanziali come ascoltare senza interrompere, garantire a tutti la possibilità di intervenire, rispettare le differenze linguistiche, partire da esperienze concrete e distinguere i fatti dalle percezioni e dalle proposte.

Durante l’introduzione sono stati presentati i primi risultati del monitoraggio indipendente condotto da ISIG. Il 63% delle persone intervistate ha espresso soddisfazione per l’attuazione della Capitale europea della Cultura e ha percepito cambiamenti positivi, mentre il 20% si è dichiarato insoddisfatto o non ha riconosciuto mutamenti significativi.

Tra i temi affrontati le nuove relazioni tra istituzioni, associazioni e cittadini, le maggiori competenze progettuali, la collaborazione tra italiani e sloveni, i servizi realmente transfrontalieri, gli spazi condivisi e una più forte consapevolezza di appartenere a un territorio comune. La domanda fondamentale è stata questa: la Capitale europea della Cultura ha contribuito a creare un ecosistema capace di durare?

La direttrice del GECT GO, Romina Kocina, ha sottolineato come il contributo dei cittadini sia necessario per capire cosa conservare, quali scelte hanno funzionato e quali errori non debbano essere ripetuti. Mija Lorbek ha ricordato che la dimensione europea e la capacità di produrre un lascito duraturo rappresentano elementi fondamentali dell’intero progetto. Il tema della legacy, quindi, non riguarda soltanto ciò che resterà materialmente dopo GO! 2025, ma anche ciò che continuerà a vivere nelle relazioni, nelle competenze e nelle abitudini di cooperazione sviluppate tra le due parti del confine.

Tra i componenti dell’Assemblea anche il veneziano Vittorio Baroni (intervistato da Radio Robin e citato da Il Piccolo), Fondatore di Europa Adriatica Nordest, già impegnato nell’area transfrontaliera come Project manager di #GO2025FENICE. La sua partecipazione nasce da una storia familiare che attraversa le fratture del Novecento e si trasforma in un impegno rivolto al futuro:

“Sono figlio di una famiglia Dalmata che aveva perso tutto essendo stati esuli da Zara. Porto con me la memoria del ‘900 nel quale le ideologie, i nazionalismi e i conflitti hanno diviso territori, comunità e perfino famiglie. Proprio questa storia rappresenta il mio spirito guida che ho ritrovato nelle finalità di Go! 2025! poiché mi riconosco profondamente nella Convenzione europea di Faro che invita a fare tesoro dei conflitti del passato e a riconoscere nell’eredità culturale comune dell’Europa una fonte di memoria, comprensione, identità e coesione. Per me il ricordo e la memoria sono valori importanti, sono risorse per favorire il dialogo, la fiducia, la comprensione reciproca e il coinvolgimento attivo delle minoranze come abbiamo fatto con l’Unione Italiana CNI e la Komel di Gorizia. Secondo me essere europei significa rispettare la propria eredità culturale e, nello stesso tempo, quella degli altri, per trasformare le ferite del Novecento in ponti europei, relazioni e cooperazione. Ritengo che la cultura europea si costruisce soprattutto con idee e riconoscimenti comuni che diventano fatti concreti, produzioni, formazione e con la partecipazione attiva delle comunità. Questa Assemblea transfrontaliera rappresenta per me lo spirito di Faro tradotto in azione, ovvero cittadini italiani e sloveni che mettono in comune esperienze e differenze per costruire insieme un futuro di pace e prosperità“.

La Convenzione di Faro, promossa dal Consiglio d’Europa, mette la persona e i valori umani al centro del patrimonio culturale. Invita a riconoscere l’eredità comune dell’Europa e a promuovere la coesistenza pacifica attraverso la fiducia, il dialogo e la comprensione reciproca. Richiama inoltre la responsabilità delle comunità e la partecipazione dei cittadini alla costruzione e alla trasmissione di questa eredità. A tal riguardo torna utile ricordare che il mese scorso in Italia state pubblicate le “Linee guida nazionali per la partecipazione pubblica” nell’ambito del Sesto Piano di azione nazionale per il Governo Aperto 2024-2026.

Alla fine del primo incontro, i pannelli riempiti di post-it hanno restituito l’immagine di un territorio ricco di esperienze, energie e relazioni, ma anche attraversato da ostacoli che non possono essere ignorati. La lingua, l’accessibilità delle informazioni, la continuità dei finanziamenti, il coordinamento istituzionale, la mobilità, il coinvolgimento dei giovani e la difficoltà di trasformare le collaborazioni occasionali in reti permanenti rappresentano alcune delle questioni sulle quali l’Assemblea sarà chiamata a lavorare.

Post-it sintesi del tavolo 1 – Cultura e creatività condotto da Olivia Ferrari di ISIG

Poi il lavoro è arrivato alla fase di sintesi. Le schede verdi hanno raccolto gli elementi capaci di favorire processi, relazioni e risultati, mentre quelle arancioni hanno fatto emergere ostacoli, limiti e problemi. Il confronto ha reso visibili differenze e possibili convergenze.

Schede di sintesi +/- del tavolo 1 – Cultura e creatività condotto da Olivia Ferrari di ISIG

Il risultato più importante della giornata, tuttavia, è già visibile nel metodo. Cittadini italiani e sloveni seduti attorno agli stessi tavoli, liberi di esprimere valutazioni anche critiche e chiamati a immaginare insieme il territorio verso una Visione 2035. Negli ultimi anni, GO! 2025 ha dimostrato che un confine può diventare un luogo d’incontro. Ora la sfida è trasformare l’eccezionalità della Capitale europea della Cultura in una normalità quotidiana fatta di cooperazione, servizi condivisi, relazioni e partecipazione.

Nel lodare l’impegno degli organizzatori della valida iniziativa, la riflessione di Europa Adriatica Nordest si focalizza su una riflessione che, a differenza delle infrastrutture materiali che collegano luoghi, quelle immateriali collegano persone, competenze e comunità. A tal riguardo l’Assemblea dei cittadini può diventare una di queste infrastrutture relazionali, nel senso di immaginarla come uno spazio nel quale la cultura rappresenta ciò che ereditiamo dal passato nell’ottica di ciò che scegliamo responsabilmente di costruire e di trasmettere insieme. Quindi il confine del futuro va oltre una linea di separazione per diventare uno spazio europeo nel quale incontrarsi, riconoscersi e progettare insieme.

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